Migranti, Sea Watch 3 in rotta verso Lampedusa: “Restiamo in attesa a 16 miglia dall’isola”

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I 53 migranti a bordo sono stati soccorsi mercoledì in acque libiche

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“Avendo ricevuto come unica indicazione il  porto di un Paese in guerra, la Sea Watch ha fatto rotta verso nord, verso il porto sicuro più vicino alla posizione del soccorso: Lampedusa. Restiamo in stand by a circa 16 miglia dall’isola”. Lo scrive su twitter la Ong Sea Watch. Si tratta del secondo cambio di rotta: con a bordo 53 migranti soccorsi al largo della Libia mercoledì scorso, stamane la nave aveva virato a est in direzione Malta.

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Tripoli si era offerta di far sbarcare i migranti, ma la ong ha rifiutato di riportarli indietro sottolineando che la Libia non è un porto sicuro.

La linea dura del Viminale
“Niente Malta. SeaWatch ha cambiato nuovamente rotta: ciondola nel Mediterraneo e gioca sulla pelle degli immigrati, nonostante abbia chiesto e ottenuto un porto da Tripoli”. Lo dice il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Stiamo assistendo all’ennesima sceneggiata – sottolinea -: dicono di essere i buoni, ma stanno sequestrando donne e bambini in mezzo al mare. Per loro, porti chiusi!”. 

“La Sea Watch sta andando avanti indietro dimostrando ancora una volta di operare al di fuori della legge”, continua Salvini intervenendo a margine di un’iniziativa all’Università Cattolica, “Mi domando come mai la procura non abbia confermato il sequestro, perché mi sembra che non rispettino la legge e nei fatti favoriscano i trafficanti di esseri umani”. A chi gli chiede un commento sul fatto che l’Onu non consideri la Libia un porto sicuro, replica: “Sì, ma è della stessa ong che ha chiesto alla Libia un porto, confidando che da Tripoli non avrebbe risposto nessuno, invece lo hanno fatto”.

“Vogliono per motivi politici, per creare lo scontro politico, arrivare in Italia”. Così il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini a Radio Cusano Campus, sulla Sea Watch. “Non pensino di passarla liscia, per la loro sfida politica senza senso hanno a bordo 53 persone”, aggiunge, “è la terza volta negli ultimi mesi che la stessa nave ha gli stessi comportamenti”. “E’ una forzatura politica sulla pelle di questi disgraziati”, rimarca Salvini.

La replica della ong
“Sea Watch rimane senza un porto sicuro assegnato con a bordo 53 persone di cui 5 minori, 2 molto piccoli. Davvero un Ministro della Repubblica Italiana vuole costringerci a portare queste persone in un Paese in guerra? Davvero l’Ue permette una tale violazione dei diritti umani?” Lo scrive in un tweet la Sea Watch. Il botta e risposta tra il Viminale, la ONG e l’Unione Europea va avanti da stamattina.

Il parere della Ue
L’Unione europea interviene nel caso. “Tutte le imbarcazioni che navigano con bandiera Ue sono obbligate a rispettare il diritto internazionale quando si tratta di ricerca e soccorso, cosa che comprende la necessità di portare le persone salvate in un porto sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni attualmente non ci sono in Libia”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Natasha Bertaud. 

L’offerta dei sindaci tedeschi
“Se necessario sono pronto a mandare degli autobus per prendere queste persone”. Il sindaco di Rottenburg annuncia, insieme ad altre città tra cui Berlino, la propria disponibilità ad accogliere le 53 persone soccorse da Sea Watch”. Così, in un tweet, la ong Sea Watch.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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