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L’ennesimo problema della metro C di Roma

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            Martedì l’edizione romana di <em><a href="https://roma.repubblica.it/cronaca/2019/10/01/news/roma_metro_c_al_capolinea_ne_soldi_ne_progetti_sepolte_le_due_talpe-237387780/">Repubblica</a></em> ha dato la notizia che le due “talpe”, le grandi frese meccaniche che scavano la galleria della linea C della metropolitana di Roma, si fermeranno sotto i Fori Imperiali e resteranno lì, sottoterra, dove verranno cementate. Enrico Stefàno, presidente della commissione Mobilità del comune, ha confermato la notizia, anche se da parte del comune non c’è stata ancora alcuna comunicazione ufficiale. Nonostante i toni pessimistici usati dai giornali, che da anni parlano dei lavori della metro C evidenziandone soprattutto i problemi e le lungaggini, il fatto che le frese si fermino non impedisce al progetto di andare avanti, almeno per quanto ne sappiamo fin qui.

Il progetto della metro C, terza linea metropolitana della capitale, è stato concepito all’inizio degli anni Novanta ma ha cominciato a concretizzarsi con l’inizio dei lavori nel 2007. Fin dall’inizio ci sono stati parecchi problemi, e i progetti delle varie tratte avevano dei difetti che sono emersi col tempo e che sono raccontati più estesamente qui: in breve, non fu messa in conto la particolarità del sottosuolo di Roma e nel corso degli anni furono apportate 45 varianti che hanno fatto alzare molto i costi e prolungato i tempi di realizzazione. La tratta attualmente in costruzione passa per il centro, vicino al Colosseo: in sostanza, si sta costruendo il collegamento della metro C con un’altra linea della capitale, la B. Il collegamento renderà la metro C parte dell’intera rete metropolitana.

In realtà si parlava già da un paio di settimane del fatto che le “talpe” meccaniche si sarebbero fermate ai Fori, soprattutto sui blog dedicati al monitoraggio dei lavori come Comitato Metro x Roma. L’alternativa sarebbe stata farle continuare a scavare fino alla successiva fermata della linea, cioè piazza Venezia, che si trova a poche centinaia di metri rispetto al punto in cui sono ora. Il problema è che questa fermata e la relativa stazione non hanno ancora un progetto definitivo: l’azienda costruttrice, Metro C Spa, presentò due progetti tra il 2013 e il 2015 che non sono mai stati discussi, neanche dalla giunta del Movimento 5 Stelle che si è insediata nel 2016.

Tutto questo, almeno nelle intenzioni espresse pubblicamente dalla giunta, non dovrebbe precludere il proseguimento dei lavori fino a piazzale Clodio, a Roma Nord, dove è previsto il capolinea. Questo esito però viene continuamente messo in discussione dai giornali e dai blog specializzati perché, a oggi, non c’è un progetto definitivo neanche per la tratta che viene dopo piazza Venezia e che porta appunto a piazzale Clodio, il che significa che non sono stati approvati né stanziati i finanziamenti dai ministeri competenti. L’ultima occasione pubblica in cui la sindaca Virginia Raggi si è espressa a favore del proseguimento dei lavori era stata lo scorso febbraio, quando aveva visitato il cantiere vicino a San Giovanni. Dopodiché in un tweet del 5 luglio aveva scritto che le frese meccaniche sarebbero arrivate a piazza Venezia e che era stato inviato al ministero il progetto definitivo per scavare quel breve tratto di galleria che unisce i Fori a piazza Venezia. Cosa è successo nel frattempo?

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L’approvazione di un progetto nell’ambito di una grande opera pubblica passa necessariamente per alcuni organi dello Stato, in questo caso il ministero dei Trasporti e il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). L’esame del progetto necessita di tempi tecnici piuttosto lunghi, mentre il destino delle due “talpe” andava deciso in fretta: ora si trovano a circa 600 metri da piazza Venezia, e a dicembre dovrebbero arrivare a un centinaio di metri. Per allora si sarebbero già dovuti avere i finanziamenti per proseguire, cosa che a quanto pare non accadrà, e quindi le macchine verranno interrate in quel punto. Essendo complicato e costoso smontare e tirare fuori a pezzi le frese da sottoterra, spesso le imprese edili le seppelliscono nel cemento quando termina il loro lavoro.

È difficile valutare che impatto avrà questo sviluppo sul proseguimento dei lavori. Il comune non ha ancora parlato di come vuole portarli avanti, ma sembra inevitabile qualche tipo di ritardo, l’ennesimo: secondo il Comitato Metro x Roma per arrivare a piazza Venezia bisognerà procedere con altre tecniche di scavo, meno rapide rispetto alla “talpa”, mentre secondo Repubblica per completare la linea bisognerà scavare addirittura partendo dall’altro capolinea.

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