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Prescrizione crediti: quali sono le scadenze?

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La prescrizione dei crediti determina la scadenza dello stesso. Ciò significa che a partire da tale data non è più possibile rivendicare un diritto in merito. Vediamo, quindi, come funziona esattamente e quali sono le scadenze.

In giurisprudenza la facoltà di agire per fare valere un proprio diritto non dura in eterno. Questo avviene per evitare che le questioni rimangano aperte troppo a lungo, anche quando i soggetti in questioni non hanno mai dimostrato interesse in merito.

Quindi, se un cittadino non ha versato tutte le tasse dovute, e nessuno ha mai bussato alla sua porta per anni, all’improvviso non può arrivare un esattore, se si tratta di un debito ormai scaduto.
Allo stesso modo una compagnia telefonica non può chiedere ad un vecchio cliente di saldare una bolletta non pagata 10 anni prima, se non è mai arrivato alcun sollecito nel frattempo.

Ma quali sono le tempistiche da tenere sotto controllo per capire se un diritto è caduto o meno i prescrizione? Scopriamolo insieme.

Cos’è la prescrizione?

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La prescrizione è una causa di estinzione di un diritto, se stiamo esaminando un caso in ambito civile, o di un reato se siamo nella sfera penale.

Le due situazioni sono molto diverse tra loro, nel primo caso infatti un soggetto non può più vantare dei diritti nei confronti di un altro, dopo un certo periodo di tempo. Nel secondo, invece, bisogna distinguere tra delitti e contravvenzioni, considerando comunque che i reati più gravi non scadono mai, ad esempio quelli puniti con l’ergastolo.

Va sottolineato, però, che alcuni diritti sono imprescrittibili, ovvero non decadono mai. E’ ciò che avviene con la proprietà, anche se in questo caso bisogna fare attenzione all’usucapione, cioè alla possibilità di diventare gli effettivi proprietari di un’immobile, dopo averlo utilizzato in modo industurbato per anni, senza che nessuno si opponesse.

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Tornando al tema centrale del nostro discorso, è importante conoscere la prescrizione di un credito per entrambe le parti coinvolte. Il creditore infatti, deve capire se può ancora agire per recuperare il denaro che gli spetta, il debitore, invece, può verificare se la controparte ha ancora la facoltà di fare delle richieste.

Prescrizione crediti: cartelle di pagamento

E’ importante precisare subito alcuni aspetti. Non si deve confondere una cartella di pagamento con il credito contenuto in essa. Cosa significa?

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La cartella che viene notificata al debitore, è un sollecito di pagamento, che può riferirsi anche a più crediti.
Il conteggio utile per verificare la prescrizione quindi, non inizia a partire dalla data di notifica, ma da quando effettivamente si è creato il debito in questione.

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Esiste, tuttavia, una scadenza anche per la cartella di pagamento, se viene impugnata attraverso un ricorso, cioè quando diventa l’oggetto di una causa in tribunale.

In questo caso può succedere che il giudice rigetti il ricorso con una sentenza di condanna, e il termine utile inizia a decorrere da tale momento, per 10 anni. Tutti i titoli giudiziali, infatti, scadono entro il periodo appena indicato.

Dopo l’azione in tribunale, in altre parole, non prende più come riferimento la cartella di pagamento, ma la sentenza.

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Proviamo a fare un esempio per chiarire. Una cartella contenente un debito per il mancato pagamento dell’Imu scade generalemnte in 5 anni. Se il contribuente decide di opporsi in tribunale, e la sentenza è a lui sfavorevole, il termine per la prescrizione del credito diventa di 10 anni.

Ma come si può conoscere esattamente la scadenza di una cartella di pagamento?

Quando viene notificato un debito, deve essere sempre riportato nei dettagli a cosa si riferisce, quindi il motivo, l’anno e l’importo da saldare. Il conteggio parte proprio considerando tali informazioni.

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Se, però il cittadino ha perso il documento, ha comunque la possibilità di risalire alle informazioni chiedendo all’Agenzia Entrate Riscossione l’estratto di ruolo, ovvero un documento che contiene il riepilogo di tutte le cartelle esattoriali.

E’ anche possibile trovare nell’elenco alcuni debiti che in realtà non sono mai stati notificati, per i quali è possibile agire in tribunale.

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Ad ogni modo se si tratta di debiti scaduti, nessuno potrà più agire nei confronti del soggetto inadempiente. 

Ma quando vanno in prescrizione i crediti?

Ogni cartella ha un termine di prescrizione specifico a seconda del tipo di credito o debito, a seconda dei punti di vista, che contiene.

Ad esempio:

  • Irpef, Iva, Ires, Imposta di registro, imposte ipocatastali: 10 anni che si conteggiano a partire dalla scadenza del termine del pagamento
  • sanzioni come multe o protesti: 5 anni dal giorno della violazione, ma se il titolo è una sentenza definitiva il termine diventa 10 anni
  • Tasi, Trsu, Tari, Tosap, Imu: 5 anni, o 10 se si tratta di un sentenza
  • contributi Inps o Inail: 5 anni, ma se inerenti a periodi antecedenti al 1 gennaio 1996 in 10 anni
  • DS, TBC, ENAOLI, SSN: 5 anni
  • bollo auto: 3 anni decorrenti dal terzo anno successivo alla data di mancato pagamento
  • canone Rai: 10 anni
  • diritti della Camera di Commercio: 10 anni

Prescrizione crediti non contenuti in cartelle di pagamento

Fino ad ora abbiamo parlato della scadenza di crediti inerenti a cartelle di pagamento, ma cosa succede negli altri casi?

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I solleciti possono arrivare anche da soggetti privati, quali banche, aziende, compagnie assicurative, ecc, ma se risultano scaduti i creditori non possono più agire in alcun modo.

In tal caso, però, bisogna sottolineare il fatto che la prescrizione dei crediti può interrompersi facilmente se l’interessato notifica un atto al debitore. E’ sufficiente una sola lettera di diffida, per ripartire da zero con il conteggio.

Considerando questo aspetto, in linea teorica un credito potrebbe non presciversi mai, e durare all’infinito, se l’interessato continua ad agire per fare valere i propri diritti.

Quali azioni interrompono la prescrizione dei crediti?

Dopo avere visto in quanto tempo possono scadere i crediti, vediamo ora quali sono le azioni che implicano di iniziare a conteggiare gli anni da zero.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione può sospendere il decorso dei termini notificando al contribuente uno dei seguenti atti:

  • la cartella di pagamento
  • un’intimazione a saldare il debito
  • l’atto di pignoramento
  • preavviso di fermo del veicolo o di ipoteca sull’immobile

Ma si parte con un nuovo conteggio, in generale quando :

  • il creditore invia una diffida, un sollecito o una notifica di pignoramento e precetto.
  • il debitore invia una richiesta di dilazione del pagamento, di saldo e stralcio, di sconto, ecc​

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